Oh, fantastico. Ecco l'ennesimo articolo estivo che ci spiega come non liquefarci al sole mentre cerchiamo di mantenere una parvenza di forma fisica. Michela Marra su Iconmagazine ci regala questa perla: "Oltre i 35 gradi - come allenarsi senza mettere a rischio performance e pelle". Che tenerezza. L'articolo parte subito dividendo il mondo in due categorie che conosco fin troppo bene. E, spoiler - mi state tutti e due un po' antipatici. 😉
I due estremi: Il pigro e l'Eroe da strapazzo
Da una parte, c'è chi, come scrive l'articolo, "davanti a un termometro che supera i 35 gradi, archivia la borsa della palestra fino a settembre". Bravo. Complimenti. Usare il caldo come scusa per tre mesi di letargo è un classico intramontabile. Poi però non venire a piangere da me a settembre perché non riesci più a sollevare nemmeno la spesa. La pigrizia travestita da prudenza è la scusa più vecchia del mondo. Non ci casco.
All'altro capo dello spettro, c'è il fenomeno. Quello "convinto che la disciplina non conosca stagioni". L'eroe che si allena a mezzogiorno sotto il sole cocente, convinto che la sofferenza sia direttamente proporzionale ai risultati. Tesoro, non sei un guerriero spartano, sei solo un candidato perfetto per un'insolazione e una figuraccia colossale. Allenarsi allo sfinimento non è disciplina, è stupidità conclamata. Rischi di farti male, comprometti i tuoi progressi e, onestamente, sembri solo disperato di attenzioni.
"Meno istinto, più consapevolezza". Ma davvero?
L'articolo, con una saggezza quasi commovente, afferma che "la verità, come sempre, sta nel mezzo". E poi tira fuori il concettone: "meno istinto, più consapevolezza". Wow, che rivelazione! Praticamente mi stai dicendo che per non schiantarsi contro un muro bisogna... guardare dove si va? Incredibile.
Sarcasmo a parte, il punto è giusto ma espresso con una delicatezza che mi fa sorridere. Non si tratta di trovare un "compromesso". Si tratta di smetterla di agire come cavernicoli e iniziare a usare il cervello. L'allenamento è strategia, non forza bruta. E la capacità di adattare quella strategia alle condizioni esterne è ciò che distingue un atleta da uno che va in palestra solo per farsi i selfie allo specchio.

